Vitiligine e origine

Vitiligine e origine

Sono molte nel nostro Paese le persone che soffrono di Vitiligine quelle macchie di pelle sbiadita che qualche volta appaiono con grande evidenza anche sul volto di personaggi pubblici.

Si tratta di una malattia assolutamente non contagiosa e di cui non si conoscono con precisione le cause.

Sono state fatte diverse ipotesi ma si è ben lontani dalla comprensione del fenomeno che è caratteristico anche di quelle con tenore di vita maggiormente elevato.

Tecnicamente la Vitiligine viene definita come una dermatosi discromica da causa ignota, la cui manifestazione clinica è rappresentata da chiazze cutanee biancastre ben delimitate non pruriginose spesso simmetriche sulle regioni maggiormente esposte all’azione della luce come il volto e le mani circondate da una sottile alone periferico iperpigmentato.

Si è portati a dire, in base a varie considerazioni, che la Vitiligine non è una vera e propria malattia della pelle ma un inestetismo cutaneo.

Non ci sono infatti i riscontri clinici.

Si pensa che a monte della comparsa della manifestazione ci sia sempre un grave episodio che ha turbato il soggetto, specialmente se questi è molto sensibile.

Si sa inoltre che la carente pigmentazione cutanea e dovuto alla sofferenza biochimica di particolari cellule della pelle, i melanociti, qui spetta il compito di regolare la fissazione ed il metabolismo di quel pigmento naturale, la melanina, che è responsabile della sua differente colorazione dei diversi individui.

Ci sono dunque ipotesi per cui la pelle sarebbe bersaglio di un fenomeno psichico.

Quindi è importante soprattutto che il paziente acquisisca la convinzione di non essere portatore di una malattia misteriosa.

Un gruppo di medici e fisici hanno realizzato un’apparecchiatura in grado di trattare questa patologia con la metodica chiamata MICROFOTOTERAPIA SELETTIVA MIRATA che eroga ultravioletti con specifiche caratteristiche e ad alta definizione.

Questa metodologia è in pratica una iniezione di luce che ha lo scopo di stimolare le emissioni di melanociti.

I tecnici tengono a sottolineare che la purezza dei raggi pilotati da un sistema elettronico è – per il paziente – la massima sicurezza possibile, escludendo danni cutanei che possono derivare da estesa e prolungata esposizione a sorgenti luminose di qualsiasi natura.

È importante sottolineare che con questa terapia – in genere e salvo casi eccezionali –  il paziente non deve assumere nessuna sostanza fotosensibilizzante per amplificare l’effetto stimolante della luce.

Il trattamento non è a breve termine ma con una serie di sedute in media 2 al mese per non più – in genere – di 12 mesi si ottiene un’alta percentuale di remissione totale oltre 60%.

Insuccessi totale sono meno del 10%.

I casi con risultati discreti la presento i rimanenti.